Sonia Colarullo

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La favola di gatto mammone

Farmi capire, come parlo ai bambini in modo efficace
La favola popolare di gatto mammone



Viveva in un tempo lontano una mamma che aveva due figlie: la primogenita si chiamava Peppina ed era brutta e cattiva come i fulmini; la seconda si chiamava Stellina ed era buona come il pane e bella come il sole di primavera.
Il destino volle che in casa mancasse il sapone che serviva alla mamma per fare il bucato. Fu così che chiese a Stellina:
"Figlia mia, tu che sei bella, vai dal Gatto Mammone a chiedere il sapone."
Ella acconsentì e si diresse verso la casa del Gatto Mammone.
Si trovò davanti a un palazzo con un bel giardino fiorito.
Bussò e sentì una vocina che la invitò ad entrare. Stellina entrò e vide davanti ai suoi occhi un gattino stanco che cercava di lavare il pavimento con un enorme strofinaccio:
"Non ce la faccio, non ci riesco", si lamentava il gattino.
La ragazza ne ebbe compassione e l'aiutò. Il gattino la ringraziò e le consigliò di salire le scale.
Stellina si recò al piano superiore, dove trovò due gattini che cercavano di rassettare un letto grandissimo e anch'esse i lamentavano continuamente.
La bambina in cinque minuti mise il letto in ordine e salì al secondo piano, dove trovò tre gattini intenti a impastare la farina per fare il pane.
"Non ce la faremo" piangevano i gattini.
Ancora una volta Stellina decise di aiutarli: impastò la farina e fece una bella spianata che poi mise in forno.
I gattini la ringraziarono e la mandarono verso la stanza dove stava il Gatto Mammone.
Stellina entrò e il Gatto mammone le chiese:
"Cosa desideri?"
Ella le raccontò tutta la storia.
Ma il gatto Mammone la bloccò spiegandole:
"Lo so. Tieni il sapone e anche questo vestito di seta per le buone maniere che hai usato con le mie gattine. Ora stammi a sentire: Quando tornerai a casa sentirai il ragliare di un asino: non ti voltare! Quando sentirai, invece, il canto di un gallo: voltati! Ora vai!"
La ragazza ringraziò e si mise in cammino verso casa.
Appena sentì il raglio dell'asino, non si voltò; ma al canto del gallo lo fece, e le comparve la stella "Diana" in mezzo alla fronte che la rese ancora più bella di prima.
Rientrata a casa, la mamma vide che il Gatto Mammone l'aveva resa ancora più bella di prima, e così decise di mandare da lui anche Peppina, la figlia brutta e bisbetica, che in un primo momento si rifiutò, però la mamma riuscì a convincerla.
la ragazza si mise in cammino verso il castello del gatto Mammone.
Arrivata a destinazione, entrò senza neanche bussare, incontrò il gattino che lavava il pavimento e gli buttò il secchio dell'acqua a terra.
poi salì le scale e vedendo i gattini che rassettavano il letto, non poté resistere alla tentazione di disfarlo ancora di più. Salì ancora e i gattini che preparavano il pane si lamentavano.
Peppina buttò a terra tutta la farina.
Entrata nella stanza del Gatto Mammone, ricevette una bella sgridata e i gattini la aggredirono stracciandole i vestiti.
Quando scappò via si girò al raglio dell'asino e le spuntò una coda d'asino sulla fronte così che diventò ancora più brutta di prima.
La favola di gatto mammone si può presentare all’inizio dell’anno scolastico nel momento dell’accoglienza dei bambini, quando c’è il distacco graduale dall’ambiente familiare per familiarizzare con quello scolastico e con le sue regole di convivenza.
La figura di gatto mammone è a metà strada tra la mamma e la maestra, con la giusta dose di autorevolezza!
I bambini ascoltano la storia, di cui esiste anche un video racconto, per capirla e memorizzarla dividiamola in sequenze.
Questo è il video, la favola è leggermente diversa perché in realtà ne esistono tante versioni, ma può essere ugualmente interessante notare le eventuali differenze.
Drammatizziamo con l’uso di semplici marionette.
Registriamo la conversazione guidata in cui si cerca di capire il significato e l’insegnamento di questa favola.


Gatto mammone rappresenta anche una impostazione metodologica ben precisa, quella dell’insegnante regista, mediatore, che fonda ogni suo intervento sull’osservazione e sull’ascolto attivo, costante e instancabile.


PEDAGOGIA DELL’ASCOLTO
Può sembrare
Strano un gatto spettatore
Che seduto ci studia immobile per ore
Chiacchiere carezze abbracci e litigate
Tutto quello che accade nelle nostre giornate
Lui non si perde nulla trova tutto interessante
Non si distrae mai neanche un istante
Forse per non pendersi il filo conduttore
Di questa recita in cui ciascuno è attore.


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